a cura di Danilo Costantini e Ausilia Magaudda (2024)
Le cinque Sinfonie per archi (tre per due violini e basso e due per due violini, viola e basso) di Giacomo Francesco Milano (Polistena, 4 maggio 1699; S. Paolo Belsito, 28 novembre 1780) sono conservate nel Fondo Blancheton della Biblioteca Nazionale di Parigi. La pubblicazione dell’edizione critica ad esse dedicata si rivela di particolare utilità per l’ampiamento delle conoscenze sulla prassi strumentale napoletana per archi del XVIII secolo, nelle sue numerose sfaccettature.
Questo compositore e clavicembalista, rimasto sconosciuto fino a pochi decenni fa, occupa infatti una posizione del tutto particolare nell’ambito di tale panorama, per la sua condizione di musicista dilettante. Godeva infatti dei titoli di principe d’Ardore, duca di S. Paolo (oggi S. Paolo Belsito in provincia di Napoli), marchese di S. Giorgio, marchese di Polistena, ed era feudatario di molti altri territori calabresi.
In qualità di nobile egli probabilmente non ebbe modo di cimentarsi nello studio del violino, strumento la cui pratica era fondamentale nella formazione dei compositori all’interno dei conservatori napoletani e, quindi, lo stile delle sue Sinfonie non si può ricollegare direttamente né a quello delle sonate per archi degli autori appartenenti alla scuola violinistica napoletana che fa capo a Pietro Marchitelli, né a quello delle raccolte dei violinisti che portarono avanti la tradizione didattica di Giovanni Carlo Cailò. D’altra parte queste non sembrano aver subito neanche l’influenza delle composizioni per archi dei seguaci delle due scuole Michele Mascitti, Giovanni Antonio Piani e Giovanni Antonio Guido che soggiornarono per lungo tempo in Francia, dove il principe risiedette come ambasciatore del Regno delle Due Sicilie dal 1741 al 1749 e dal 1750 al 1753.
A livello di scrittura violinistica, vi si può cogliere sia l’influenza vivaldiana, presente anche nelle sonate di Angelo Ragazzi op. I (Roma, 1736), sia quella dei moduli tematici dei Concerti a quattro, composti fra gli anni Trenta e Quaranta dal suo maestro Francesco Durante. Il moderno e aggraziato stile galante è ampiamente prevalente rispetto al linguaggio contrappuntistico ma, in alcuni momenti, le sue sonate raggiungono, tramite cromatismi, ritardi particolarmente dissonanti, sincopi e accordi diminuiti, la tensione drammatica di alcuni brani di musica sacra di Pergolesi. Vi sono presenti, inoltre, elementi dello stile francese. Se da una parte, dunque, per le loro peculiarità stilistiche, le Sinfonie del Principe sembrano volersi adeguare a un gusto più europeo, dall’altra, per il fatto che egli ebbe i suoi modelli in musicisti legati alla tradizione partenopea, riflettono parzialmente anche i tratti stilistici di quest’ultima.
Danilo Costantini. Diplomatosi in pianoforte e poi in clavicembalo con il massimo dei voti presso il Conservatorio «G. Verdi» di Milano, si è dedicato al repertorio ‘antico’ e alla pratica del basso continuo, suonando in Italia, Svizzera, Francia, Germania, Montecarlo, Polonia, Spagna, Svezia, Inghilterra, Repubblica Ceca, Messico e collaborando, tra gli altri, con Nigel Rogers, Paul Esswood, Anner Bijlsma, Lucy van Dael, Paul O’Dette, Jacob Lindberg, Nigel North, Gloria Banditelli, Cristina Miatello, Gabriele Cassone, Enrico Gatti, Fabio Biondi, Gaetano Nasillo e altri.
Ha insegnato Clavicembalo e tastiere storiche presso il Conservatorio di Musica «G. Verdi» di Milano e collaborato con il quotidiano «La Republica» come critico musicale. Ha svolto, insieme alla moglie Ausilia Magaudda, un’intensa attività di ricerca musicologica, avendo partecipato in qualità di relatore a numerosi convegni internazionali, scritto sulle principali riviste musicologiche italiane e pubblicato, nel 2011, il libro Musica e spettacolo nel Regno di Napoli attraverso lo spoglio della «Gazzetta» (1675-1768), edito dalla casa editrice Ismez di Roma.
Ha registrato per la Radio e la Televisione della Svizzera Italiana, il secondo canale RaiTV e il terzo Rai, la BBC, Süddeutsche Rundfunk di Stoccarda e per varie case discografiche. Ha insegnato in diversi corsi estivi.
Ha lavorato come maestro sostituto per vari teatri e ha affiancato a quella di solista ed esecutore di musica da camera l’attività di direttore al cembalo. In questa veste ha promosso le riprese, in prima moderna, degli oratori La Bersabea e S. Francesca Romana del compositore milanese Giulio D’Alessandri. Inotre ha contribuito alla valorizzazione dei compositori Francesco Rusca, con un CD a lui dedicato, e Carlo Donato Cossoni, dirigendo di quest’ultimo l’oratorio La gloria de’ santi e altre composizioni.
Ausilia Magaudda. Dopo essersi diplomata in pianoforte presso il Conservatorio di Messina, si è laureata in Musicologia preso il DAMS di Bologna con il massimo dei voti e la lode. A partire dal 1977 ha insegnato nei conservatori di musica prima Pianoforte complementare, poi Teoria solfeggio e dettato musicale e, infine, Storia della musica, concludendo la sua carriera come docente di questa materia presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano dal 2004 al 2019.
Dal 1979 ha svolto, anche in collaborazione con Danilo Costantini, ricerche sulla vita musicale nel Regno di Napoli e nello Stato di Milano per i secoli XVII e XVIII, confluite in pubblicazioni su atti di convegni musicologici internazionali e su prestigiose riviste quali «Il Saggiatore Musicale», «Rivista Italiana di Musicologia», «Musica e storia», «Fonti musicali italiane», «Nuova rivista musicale italiana», «Amadeus», «Archivio storico per le province napoletane», «Studi pergolesiani». Ha inoltre lavorato alla ricostruzione della biografia, dell’attività musicale e della produzione di librettisti e compositori meridionali e milanesi del periodo barocco come Silvio Stampiglia, Alessandro Scarlatti, Leonardo Leo, Giovanni Battista Pergolesi, Leonardo Vinci, Flaminio Comanedo, Vincenzo Pellegrini, Giulio De Ruvo, Giulio d’Alessandri, Francesco Maria Turati, Francesco Ugoni, Giacomo Francesco Milano, Giuseppe Vignola, attraverso la pubblicazione di saggi sulle più importanti riviste e su atti di convegni musicologici internazionali o curandone le voci per il New Grove Dictionary (2001), il Dizionario Biografico degli Italiani, il Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi. Di alcuni di loro ha promosso il repertorio attraverso esecuzioni musicali in prima moderna. Nello stesso ambito ha anche pubblicato studi inerenti la ricostruzione biografica e la valorizzazione della figura della committente di musica Aurora Sanseverino.
È autrice, insieme a Danilo Costantini, del volume Musica e spettacolo nel Regno di Napoli attraverso lo spoglio della «Gazzetta» (1675-1768), Roma, Ismez, 2011.
Recentemente si è dedicata anche a studi sulla didattica della Storia della Musica e all’Ottocento con il saggio Il Teatro alla Scala nella prima metà del 1816. Notizie dalla Gazzetta di Milano, pubblicato nel 2025 per l’editore Sefer. Sono in corso di stampa il saggio Giuseppe Vignola. Ricostruzione biografica e produzione musicale, per gli atti del convegno I gioielli della corona, i musicisti minori o poco studiati della Scuola napoletana del Settecento (Reggio Calabria, 3-4 ottobre 2022); Un principe dilettante di musica tra «dieci Valentuomini de’ più dotti in tal materia» in un volume miscellaneo sulle dieci Tragedie Cristiane del duca Annibale Marchese; il capitolo Giacomo Francesco Milano principe d’Ardore, il «Dio della musica», per il libro Il contributo della Calabria alla storia della musica nel corso dei secoli, a cura di Anna Murmura – Annunziato Pugliese – Agostino Ziino, Soveria Mannelli, Rubettino.




